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sabato 28 febbraio 2015
Cimbri e Fora Febraro: un sabato valdagnese
A volte ritornarno, è proprio il caso di dirlo.
Ho trascurato molto questo blog e non ne sono felice perché è un po' un piccolo diario dove racconto tutto ciò che passa per la mia testa, sotto l'etichetta "Valdagno".
Così come ho aggiornato poco il blog, altrettanto sono ritornata poco ma spero che con la bella stagione le cose cambino.
Oggi, 28 Febbraio sarò proprio a Valdagno city, per due motivi essenziali: Fora Febraro e Cimbernauti.
Ubicazione:
Valdagno VI, Italia
giovedì 14 novembre 2013
Villa Tonello: non è possibile!
Allora, oggi l'Anguana ha il mal di pancia.
E' da ieri che penso a Villa Tonello di Recoaro.
Ci penso perché non so quante volte sono passata da quelle parti e mi sono detta "quanta Art Déco a Recoaro". Ci penso perché sapevo dell'appello e mi sono un po' informata e mi viene sempre di più mal di pancia. E anche l'orticaria.
E' possibile che succeda questo?
E con questo intendo quello che si vede nella foto successiva.
Allora, giochiamo a trovare le differenze tra le due foto? Escludiamo il cielo azzurro però, altrimenti è troppo facile.
Quando si è davanti ad un problema o ad una situazione difficile è sempre bene concentrarsi sul trovare la soluzione piuttosto che parlare di responsabilità ed errori.
In questo caso proprio non ce la faccio e mi domando a chi dobbiamo lo scempio di tutto questo.
Chi doveva pensare a tener in piedi un gioiello dell'inizio del secolo scorso?
"Tanto, cosa vuto che sia... non i ghin faseva ninte de quela casa là"
Eh no gente... non è così che la si deve pensare.
Quella villa, Villa Tonello, siamo tutti noi.
Tutti noi siamo allo specchio e in quello scempio ci possiamo vedere anni di amministrazioni sbagliate o chissà di frasi come "tanto, chi vuoi che venga dalle nostre parti... i turisiti??"
Che sia Valdagno o Recoaro poco importa: è la Valle che perde le sue ricchezze e la sua possibilità di essere conosciuta come si deve.
Se 10 anni fa un piano di comunicazione turistica costava non so quanti milioni, oggi ce la si può fare con poco: ci vuole professionalità (e non volontariato e basta), decisione e voglia di fare.
E quando c'è questo, si trova anche il modo per far sì che certe cose belle non finiscano nel dimenticatoio come Villa Tonello e chissà quanti altri palazzi dello stesso periodo presenti a Recoaro e Dintorni.
L'essere umano è bravissimo a distruggere ciò che di più bello ha e ci vuole una sola grande azione: l'incuria. Essa distrugge la natura, le città, le idee, assale come una vipera ciò che di bello abbiamo.
Ora, grazie all'incuria di non so chi, questa villa avrà bisogno di tanti soldi per essere rimessa a posto.
La domanda è: perché dobbiamo sempre arrivare a questi punti ... e oltre, visto che non si sa se si potrà mai recuperare un edificio del genere?
Per una buona volta dovremmo lasciare stare perdere di che parte politica siamo.
Per una buona volta dovremmo cominciare a pensare al nostro territorio... già, perchè è Nostro!
Quale sarà il prossimo edificio a finire in quelle condizioni lì?
Magari, qualche palazzo in centro a Valdagno, che dite?
Io non ho formule magiche per far sì che i fondi arrivino in 2 minuti ma una cosa ve la butto lì.
E se mettessimo 1€ a testa per fare un piccolo fondo che aiuti a coprire qualche spesa di valorizzazione del nostro territorio?
Chiamiamolo "Un caffé per la mia Valle".
Secondo voi può funzionare?
Photo Credit: I Love Valdagno e ViviRecoaroTerme.it
Ubicazione:
Recoaro Terme VI, Italia
giovedì 17 ottobre 2013
Contrade Remote: i Busellati
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| Foto da Panoramio.com |
La contrada è, per chi nasce nella nostra Valle, un qualcosa di importante perché spesso identifica la famiglia.
Oggi facciamo un viaggio in una delle contrade più remote della nostra zona.
Tra le colline venete che separano le due vallate dell'Agno e del Leogra (nomi che prendono dai rispettivi Torrenti che le attraversano) si trovano decine di caratteristiche Contrade ancor oggi abitate per la tranquillità, la relativa vicinanza a centri quali Recoaro e Valdaqno da una parte, Valli del Pasubio, Torrebelvicino e Schio dall'altra e, non da ultimo, per la bellezza degli scorci montani.
Una di queste è Contrada Busellati, divisa tra Recoaro e Valli del Pasubio, situata proprio in sommità dei colli e nelle vicinanze di Passo Xon, punto di riferimento per il famoso giro dei 40 dei ciclisti “amatoriali” della zona (cosiddetto per la lunghezza complessiva, che è di circa 40 km).
Per arrivarci dall'alta Valle dell'Agno non è così semplice, ma ci proviamo: giunti nell'abitato di Recoaro Terme, si prende una delle strade che conducono verso la frazione di Rovegliana sulla destra e, superatala,si attraversano nell'ordine le Contrade Branchi, Sigismondi e Alpe.
Superato anche quest'ultimo raggruppamento di case si incontra una storica chiesetta della vallata e, poco più avanti, un bivio da dove inizia un tratto di un paio di km di strada cementata (e quindi non asfaltata) per arginare i pericoli dovuti alle gelate invernali: siete nella giusta direzione.
Si attraversa infine un boschetto e si arriva ad un'erta salita finale, che porta dritti davanti ad un bellissimo capitello di recente ristrutturato: ed eccoci ai Busellati!
Dal versante opposto (della Valle del Leogra) la caratteristica Contrada può essere raggiunta dall'abitato
di Staro, piccola frazione del Comune di Valli del Pasubio (il più a Nord tra quelli della Valle del Leogra): all'altezza delle prime abitazioni si prende una strada bianca che scende un po' in basso a sinistra, per poi “inerpicarsi” sul colle, superata la valle.
Oltre ad essere una zona collinare particolarmente “pregiata” per la raccolta di funghi, per la caccia e per i deliziosi asparagi di bosco che fioriscono nella stagione primaverile, nonché origine delle fonti dell'acqua Norda poco sotto, caratteristica “peculiare” è un piccolo forno di Contrada ancor oggi attivo, dove i pochi abitanti stanziali si radunano per occasionali cene, davanti a un paesaggio montano unico delle Piccole Dolomiti (sullo sfondo ci sono il Baffelan e il Monte Cornetto). Altro che il caos della citta!
In passato era usuale che in ognuna di queste Contrade ci fosse un luogo comune di ritrovo (che era,
appunto, il forno), dove ci si raccontava di tutto e di più sulle giornate trascorse: si diceva far “filò”.
E, sulle mappe catastali, questi “manufatti” sono ancora segnati.
Una bella tradizione che purtroppo è inesorabilmente scomparsa col passare degli anni tranne qualche raro caso, come appunto penso sia per la Contrada Busellati.
Ubicazione:
Recoaro Terme VI, Italia
lunedì 30 settembre 2013
Morando Forever
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| Foto dalla Pagina Facebook della Malga del Morando |
Ergo ... urge session fotografica in quel di Valdagno e dintorni, che dite?
Oggi facciamo un giro fin su alla Malga del Morando.
Gironzolando in rete ho scoperto con molta felicità una pagina di Facebook dedicata proprio alla mitica Malga. E ho sorriso.
La Malga del Morando è approdato (come è giusto che sia) nell'epoca del 2.0.
Giorni fa si parlava di "riferimenti", di quei luoghi che diventano vere e proprie pietre utili per segnare i propri incontri e il proprio cammino.
Il Morando per me è uno di questi.
Quando ero piccolina ho cominciato a fare gli Scout.
Anni e anni col fazzolettone arancio del Valdagno I. E fiera di averlo fatto perché, anche senza fazzolettone al collo, quello spirito di Scout non mi è mai passato.
Lo stesso vale per mio fratello Davide e fu proprio lui a raccontarmi del Morando quando ero piccola.
Mi diceva di aver fatto un campo invernale con gli scout proprio in quella Malga.
Me lo raccontava ogni volta che, assieme, andavamo a Recoaro Mille.
Io, 11 anni più piccola di lui, tutte gli volte gli chiedevo timorosa "Davide, fin dove camminiamo?" e lui mi rispondeva sicuro "Fino al Morando".
Io adoravo la Strada delle Montagnole Basse e, una volta cresciuta, inforcavo quella strada ogni volta che volevo pensare un po'.
I passi arrivavano da soli, gli occhi si colmavano di natura.
E non appena lo stomaco brontolava... ecco che spuntava il Morando.
Un po' di sopresa e formajo, un po' di bontà nostrana a rifocillare corpo, anima e cuore.
Il Morando è sempre stata per me uno di quei luoghi sicuri, quei posti che non potranno mai mancare sulla linea dell'orizzonte delle Piccole Dolomiti.
Ho cercato qualcosa sulla sua storia e ho trovato solamente che Morando è un cognome tipico della Lessinia. Forse, come quasi tutta la zona, ha origini cimbre ma questo poco importa.
Ciò che mi piace pensare quando pronuncio la parola "Morando" è proprio quella genuinità, quella storicità, quella presenza fidata che quel luogo ha sulle nostre montagne.
Ce ne fossero di Morando nel mondo!
Ho viaggiato tanto ma ancora oggi, per me, non c'è un posto come quella Malga!
Per questo dico a pieni polmoni... Morando Forever!
Ubicazione:
36076 Recoaro Mille VI, Italia
lunedì 2 settembre 2013
Recoaro: Nascita di una Fonte
Durante l'ultima settimana, gli amici di I Love Valdagno hanno postato alcune cartoline d'epoca legate all'attività termale Recoarese. Queste cartoline divertenti sottolineavano la potenza e il potere delle acque che sgorgano dalle nostre montagne.
Come sono nate le famose Fonti? Quando sì è cominciato a bere con coscienza curativa quell'acqua così particolare?
Dobbiamo fare un grosso salto nel passato e arrivare fino al 1689 quando il Conte Lelio Piovene comprovò il potere curativo dell'acqua di Recoaro.
La fonte da cui sgorgava l'acqua venne nominata "Lelia" proprio in onore del Conte.
Da quel momento, Recoaro cominciò ad essere sulla bocca di tutti i nobili dell'Europa che contava.
Lo racconta anche il nostro Bernardo Bocchese nelle sue Cronache.
Siamo nell'anno 1779, dieci anni prima che scoppiasse la Rivoluzione Francese.
I nostri territori erano governati, allora, dalla Serenissima.
Mancavano però pochissimi anni alla Caduta della Repubblica di Venezia.
Tornando alla storia, il 19 Aprile del 1779 i Veneziani ordinarono di fare un "Casamento per le Acque di Recoaro" che sarebbe stato pagato dalla Repubblica di Venezia.
Bocchese racconta anche che prima che fosse costruito questo stabilimento "[...] le acque viniva fuora da una gorna di scorza di castegnara e scorza di albero, alle temperie dell'aria e pioggia e non si pagava niente [...] ".
Di strada le fonti ne hanno fatta tanta.
Quando ero piccola (parlo degli anni '80) i miei genitori mi portavano a Recoaro nelle sere d'estate perché là c'era tanta vita, era tutto aperto e potevo andare a vedere i negozi di giocattoli anche alle 10 di sera.
Mi sembrava che quel luogo fosse un altro mondo rispetto alla mia Valdagno.
Ora tutto è silente e quando guardo l'edificio Art Déco delle Fonti provo un po' di nostalgia malinconica e mi chiedo sempre se non si possa fare nulla per un luogo che ha così tanto da dare.
Il turismo termale è, attualmente, il settore con il passo più forte e deciso nel nostro paese.
Nascono SPA e centri termali in ogni dove.
Io dico che Recoaro sarebbe il luogo giusto per costruire qualcosa di importante, nuovo, sicuro che sappia traghettare il potere delle acque nel futuro invece di farlo stagnare nella pozzanghera di un presente fin troppo fermo e incerto.
Come sono nate le famose Fonti? Quando sì è cominciato a bere con coscienza curativa quell'acqua così particolare?
Dobbiamo fare un grosso salto nel passato e arrivare fino al 1689 quando il Conte Lelio Piovene comprovò il potere curativo dell'acqua di Recoaro.
La fonte da cui sgorgava l'acqua venne nominata "Lelia" proprio in onore del Conte.
Da quel momento, Recoaro cominciò ad essere sulla bocca di tutti i nobili dell'Europa che contava.
Lo racconta anche il nostro Bernardo Bocchese nelle sue Cronache.
Siamo nell'anno 1779, dieci anni prima che scoppiasse la Rivoluzione Francese.
I nostri territori erano governati, allora, dalla Serenissima.
Mancavano però pochissimi anni alla Caduta della Repubblica di Venezia.
Tornando alla storia, il 19 Aprile del 1779 i Veneziani ordinarono di fare un "Casamento per le Acque di Recoaro" che sarebbe stato pagato dalla Repubblica di Venezia.
Bocchese racconta anche che prima che fosse costruito questo stabilimento "[...] le acque viniva fuora da una gorna di scorza di castegnara e scorza di albero, alle temperie dell'aria e pioggia e non si pagava niente [...] ".
Di strada le fonti ne hanno fatta tanta.
Quando ero piccola (parlo degli anni '80) i miei genitori mi portavano a Recoaro nelle sere d'estate perché là c'era tanta vita, era tutto aperto e potevo andare a vedere i negozi di giocattoli anche alle 10 di sera.
Mi sembrava che quel luogo fosse un altro mondo rispetto alla mia Valdagno.
Ora tutto è silente e quando guardo l'edificio Art Déco delle Fonti provo un po' di nostalgia malinconica e mi chiedo sempre se non si possa fare nulla per un luogo che ha così tanto da dare.
Il turismo termale è, attualmente, il settore con il passo più forte e deciso nel nostro paese.
Nascono SPA e centri termali in ogni dove.
Io dico che Recoaro sarebbe il luogo giusto per costruire qualcosa di importante, nuovo, sicuro che sappia traghettare il potere delle acque nel futuro invece di farlo stagnare nella pozzanghera di un presente fin troppo fermo e incerto.
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